LE ORIGINI DEL LIBRO

Prendere tra le proprie mani un libro viene semplice e spontaneo.

Si apre, si sfoglia e si legge, giusto?

E se non fosse sempre stato così?

Storie su Storie

Ricordate quando da piccoli qualcuno vi ha insegnato a leggere? Poi a scrivere? Magari vi avrà letto delle storie per farvi addormentare o se ne sarà inventate e avrete fantasticato insieme per quei mondi, per quelle finzioni…

Anche Messer Azzolino, signore di Vicenza, Verona e Padova, tiranno della marca Trevigiana, aveva un novellatore, che una sera aveva un gran voglia di dormire, mentre lui non voleva saperne…

Messer Azzolino chiedeva e chiedeva che gli raccontasse una storia. E così quello, costretto, iniziò. 

“Un contadino partì per il mercato con cento ‘bisanti’ per comprare delle pecore. Riuscì a prenderne due per bisante e se ne tornò con le sue pecore a casa. Nei giorni era venuta una fitta pioggia che aveva trasformato il piccolo ruscello in un fiume. Dovendolo attraversare per tornare, chiese ad un pescatore la sua piccola barchetta, nella quale però entrava una sola pecora alla volta. L’altro acconsentì e, caricata la prima, iniziò a vogare. Il fiume si era allargato molto e voga e voga, una, due, tre, quattro…

Il novellatore smise di raccontare. 

Azzolino ancora sveglio e curioso lo spronò a continuare ma quello con le palpebre già socchiuse rispose: 

“Lasciate passare le pecore, Messer, poi conterò il fatto” e poiché non sarebbero passate neanche in un anno poté dormire tranquillo.

Storie su storie, e anche il prender sonno è una storia! Poesie, racconti, diari, trattati, accordi, piccoli aneddoti, tutto è conservato… e sta nascosto tra scaffali polverosi di biblioteche, antichi fondi privati e musei.  La scrittura resta quel passaggio necessario che l’uomo di ogni società presente e passata ha dovuto fare per organizzarla e darle un’identità, una cultura, una storia.

E quanto è cambiata nel tempo! 

Dal supporto su cui si scrive, al come e al perché scriviamo. Basterà dare uno sguardo al secolo scorso: scrivevano come oggi? 

Non meno di ottant’anni fa, pensate a come doveva essere battere su una macchina da scrivere: click ticchettanti d’inchiostro impresso, una diversa connessione con le parole, lo strumento, la carta che scorre lettera dopo lettera… La storia è fatta di oggetti che danno il senso del tempo, del progresso, del decadimento, di come e quanto la vita fosse diversa. 

E tra questi oggetti vi è proprio il libro. Da qui partiremo per capire come la scrittura si è evoluta, cosa è cambiato e perché oggi leggiamo sfogliando.

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Alla storia della Grecia e al suo Mito, Daniele Garella dedica Odèion & Verso Eleusi, due sceneggiature di forte impatto evocativo che possono altresì definirsi “oniriche”, in quanto simboli e archetipi sono costantemente sulla scena, e accompagnano il vissuto dei personaggi narrati.

Il Rotolo

Ad oggi, prendere tra le proprie mani un libro è tra le cose più semplici e spontanee che esistano: si apre, si sfoglia e si legge, giusto? 

Ma vi siete mai chiesti perché il libro abbia questa forma? O meglio, il libro ha sempre avuto questa forma? 

All’inizio della sua storia nella civiltà occidentale, nella Grecia del V secolo a.C., il libro non aveva rilegature, fascicoli, non era soprattutto rettangolare né si sfogliava. Qualcosa di simile si poteva individuare nelle tavolette cerate, ma servivano per prendere appunti o informazioni utili sul momento e che, se importanti, venivano poi copiate sul rotolo di papiro. 

Il termine tecnico per questo tipo di supporto scrittorio è volumen dal latino volvere, avvolgere, srotolare.
Il papiro è arrotolato attorno a un bastoncino di legno detto umbilicus. 

È un materiale presente nel Mediterraneo già dal IV millennio a.C. e fu il più utilizzato nell’antichità. Se le attestazioni in ambito orientale sono molte, in Occidente scarseggiano e le più antiche sono conservate nella “Villa dei Pisoni” a Ercolano. 

Dai pochi frammenti del V sec. a.C. capiamo che al tempo si scriveva per necessità e che la diffusione delle opere era strettamente connessa al livello di alfabetizzazione della popolazione. La popolazione viveva di immagini, racconti orali, la scrittura non era l’unico né il principale modo per tramandare storie. Ceramiche di vasi, anfore, bronzetti, statue, per le vie a gran voce aedi e rapsodi: così viveva l’arte quando ancora scrivere era un lusso per pochi. I libri erano conservati in biblioteche, luoghi in cui non tutti potevano accedere, ed avevano il compito oltre che di conservare, anche di produrre copie o redigere documenti. Spesso si potevano trovare nei templi o nel metroon, un edificio dedicato alla dea madre che raccoglieva la documentazione ufficiale della Polis. 

Ma, col passare del tempo, da varie fonti del I secolo a.C. vediamo svilupparsi una ricca produzione libraria professionale e di “taverne librarie”, soprattutto nel mondo romano. Segno evidente di un interesse diffuso per la letteratura che si sarebbe attenuato solo con la caduta dell’Impero romano e con il crollo delle sue istituzioni.

Questo fenomeno però non implica almeno due cose: che la produzione fosse di grandi quantità e nemmeno che leggere fosse semplice.

Circa la quantità infatti, specialmente per opere realizzate da scribi privati per intellettuali come Cicerone, il numero di copie rimaneva comunque esiguo di modo che l’autore potesse preservarne il controllo.

Leggere

Oggi, come dicevamo, aprire un libro su un letto, una sdraio, un mezzo pubblico come un bus o un tram, è, oltre che naturale, semplice.

Non è più un papiro lungo qualche metro, lo teniamo in due mani e non dobbiamo srotolarlo e riavvolgerlo continuamente. E quanto costerà mai? Qualche decina di euro, giusto? E al suo interno, le lettere, le parole, sono separate e con una corretta punteggiatura, almeno si spera…

Leggere nell’antichità invece, non era semplice e di fatto, si faceva ad alta voce perché la scriptio continua – la scrittura senza la spaziatura -, poteva in tal modo  essere meglio compresa. A volte si eseguiva la ruminatio, una lettura sussurrata e, solo raramente, una lettura interiore, com’è normale oggi.

Pochi erano gli individui che sapevano leggere; tra questi i maestri e i discepoli delle scuole filosofiche, mentre la maggior parte della popolazione poteva vivere benissimo senza. Ciò non toglie che fosse essenziale per l’amministrazione dell’epoca, per la cultura antica, tutt’oggi ancora viva nei dibattiti odierni.

Ora che abbiamo visto le origini del libro, resta ancora da capire perché oggi, invece di srotolarlo, lo sfogliamo… 

C’è poi da riflettere su un’altra cosa: come vi segnate un passo di un libro che vi piace? Con un post-it? Un appunto a lato del testo? Lo sottolineate? Su un quadernino?

Mentre con un rotolo di papiro, come avreste fatto?

Fonti

  • La sezione introduttiva è una rielaborazione della novella XXXI del Novellino.
  • M. Maniaci, Breve storia del libro manoscritto, Roma 2019

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