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La Verità ferita

Editoriale della Rivista Misli 6, 2020 di Carlo Simon Belli

Nell’anno che si sta concludendo, non è possibile esimersi dal fare un accenno alla difficile situazione sanitaria che l’intero pianeta sta attraversando ma, non avendo competenze in ambito medico, mi limiterò ad esprimere qualche riflessione da una prospettiva sociale e spirituale.

In questo senso, guardando al mondo della comunicazione, ma soprattutto alle scelte in ambito economico, sociale e sanitario che i governi stanno intraprendendo, appare assai evidente quanto, in questi tempi, la principale vittima sia la Verità, la quale appare gravemente ferita, con lesioni profonde che comportano preoccupanti ripercussioni anche nel tessuto sociale, e con cicatrici che impiegheranno anni per rimarginarsi. Nelle società in cui la Verità è stata violata, e in cui conseguentemente dominano insicurezza e incertezza, emergono forme di disagio individuale e collettivo, che si manifestano concretamente con atteggiamenti paranoici di reciproca diffidenza, paralisi di attività socializzanti, preoccupante rallentamento dei processi educativi e formativi, incremento e diffusione di svariate forme di intolleranza, xenofobia, violenza, innescando o aggravando crisi socioeconomiche contraddistinte da uno scandaloso accrescimento del divario tra ricchi e poveri.

Ebbene, bisognerà riconoscere come tutto questo possa considerarsi causa più o meno diretta di un diffuso e profondo malessere individuale, quasi come fossimo in una sorta di guerra, seppur non dichiarata. Non si muore solo di malattia, anzi, si può affermare che nel nostro mondo globalizzato si muore di più a causa di conflitti sociali, povertà, fame, disperazione, paura, e anche spesso a causa di malattie che gli individui contraggono come conseguenza di pesanti disagi psichici, che finiscono per manifestarsi in maniera dirompente sul piano sociale.

Ma la crisi sociale, economica e politica che stiamo vivendo e che rischiamo di dover affrontare nei prossimi tempi, non è riconducibile solo e soltanto a questioni materiali (come conseguenza diretta delle scelte della gran parte dei governi): se così fosse la “ripresa” sarebbe più facile da conseguire. In realtà, vi è una dimensione della crisi che è più “sottile”, più “spirituale”, e che sta incidendo in maniera molto più profonda e molto più duratura sulla nostra società globalizzata, essendo riconducibile alla diffusa perdita di fiducia, allo scoraggiamento che derivano dalla ormai forte propensione a manipolare e distorcere le informazioni, una tendenza nefasta, che ormai caratterizza la maggior parte dei governanti, dei politici, degli uomini di potere. Le moltitudini sono come disorientate, in quanto non sanno più se possono fidarsi delle élite che li governano, non si sentono più rappresentati; la diffidenza si diffonde verticalmente e orizzontalmente in tutta la società.

È ragionevole, oltre che necessario, saper riconoscere quanto tutti i fattori di crisi che si stanno profilando possono essere considerati conseguenza diretta o indiretta di verità parziali presentate come assolute, di informazioni distorte o ingannevoli, di notizie false o esagerate, spesso date con il preciso intento di creare disinformazione, ansia e smarrimento.

Purtroppo, sono ancora pochi coloro che si rendono conto di quanto sia dannoso – per i singoli individui e per la società nel suo insieme – ferire e violare la Verità; spesso neanche gli intellettuali più attenti sono consapevoli del fatto che tale pratica costituisce forse la principale fonte di disarmonia e conflitti, in tutte le civiltà, di tutti i tempi.[1]

Grandi saggi e grandi Maestri spirituali ci hanno invece spesso ammonito in proposito: nell’antico grandioso poema epico indiano Mahabharata – che narra dello scontro tra una élite di regnanti buoni contro una élite di regnanti cattivi, avvenuto nell’era (il Dvāpara-yuga) che ha preceduto la nostra (il Kali-yuga) – la vera causa del conflitto finale (che porterà ad una vera e propria ecatombe e che vedrà soccombere pressoché tutta l’umanità) sta nelle trame e nei raggiri di un protagonista apparentemente secondario, Dushasana, noto per essere falso e bugiardo; il messaggio è chiaro: le società umane rischiano la catastrofe non a causa di governanti “buoni” non sufficientemente capaci, o di governati “cattivi” troppo autoritari o crudeli, ma a causa di individui che, mentendo, diffondono zizzania.

Per tutte queste ragioni, quanti desiderano adoperarsi per il “Bene comune” – tanto da una prospettiva materialista agnostica, quanto da una prospettiva spiritualista – dovrebbero darsi come compito irrinunciabile la difesa della Verità, la non adesione alla menzogna.

Ma come adempiere a questo compito così vitale per la salute del singolo individuo e dell’intera società? Evidentemente, la conditio sine qua non sarebbe di riuscire a capire dove si “trova” la Verità, compito assai difficile, e che andrebbe affidato alla sensibilità soggettiva di ciascuno di noi.

In questa nostra realtà materiale, della Verità si può dire dove non si trova; ad esempio, essa non si trova negli “estremi”, non dimora negli eccessi, nei proclami, negli editti, di nessun schieramento, e rifugge i portatori di odio e di violenza: qui non troveremo mai una Verità assoluta. Piuttosto, è importante riconoscere che potremo trovare tante verità quanti sono gli abitanti del nostro pianeta.

In questo nostro tempo invece, travolti da un nemico invisibile, più che mai stiamo assistendo ad un tentativo diffuso di convincere tante più persone possibile che la verità è su uno dei due “fronti” che si stanno contrapponendo con tanta forza: da un lato il fronte delle istituzioni governative di tutto il mondo che, in nome di una supposta pandemia (dichiarata in base a dei parametri opinabili), stanno imponendo restrizioni alla vita sociale, limitazioni foriere di quelle ansie e disarmonie sociali che sono all’origine di quei problemi cui si accennava poc’anzi; dall’altro, in netta antitesi, abbiamo quei tanti che si ostinano a negare la gravità dell’emergenza sanitaria che le nostre società si trovano a dover affrontare, inducendo così moltissime persone a mettere in essere comportamenti incauti e irresponsabili.

Quanto sarebbe preferibile riconoscere che la verità sta in medias res, vale a dire “nel mezzo” e che pertanto, per dirla in termini semplici e diretti, ci troviamo in una situazione seria – dove quindi tutti dobbiamo assumere comportamenti civilmente responsabili –, ma che non giustifica assolutamente il sacrificio della vita sociale e delle libertà.

I cittadini di questo mondo dovrebbero sviluppare una sorta di “responsabilità civile condivisa” della salute, in virtù della quale, al fine di garantire la salute globale, ciascuno si assume singolarmente il compito di migliorare la propria salute, attraverso comportamenti oggettivamente benefici per il proprio corpo fisico, per il proprio equilibrio emotivo, per la propria condizione mentale.

Sia coloro che negano la pericolosità di questo virus, sia coloro che pretendo di trovare soluzioni esogene – con vaccini propagandati come miracolosi e approcci che medicalizzano l’esistenza –, non comprendono quale sia la verità da perseguire, quella socialmente utile e quindi “vera”. Di conseguenza, limitano o impediscono a tanti di intraprendere il percorso mediano, quello che suggerisce a tutti di assumere comportamenti adeguati a vivere in maniera più sana, in contesti ambientali e lavorativi più sani, promuovendo una nuova visione della salute che includa il rispetto del nostro ecosistema.

Non riconoscendo questa verità, i governi non approfittano di questa importantissima occasione per stimolare nei cittadini una maggiore attenzione consapevole alla salute: invece di proporre e propagandare soluzioni miracolose, e scientificamente non provate, i governi avrebbero ora l’occasione di dare ai cittadini tutta una serie di indicazioni su quei tanti comportamenti – che invece godono di comprovata scientificità – che è possibile assumere per migliorare il proprio stato generale di salute, per rafforzare il proprio sistema immunitario e renderlo più resistente a virus e batteri, di qualsiasi natura e provenienza essi siano.

Secondo ipotesi scientificamente fondate, il virus che tanto ci preoccupa rischia di essere solo il primo di una lunga serie di malattie, capaci di diffondersi facilmente nel nostro mondo globalizzato e verso le quali non ha senso concepire soluzioni che tentano di arginare gli effetti, mentre sarebbe opportuno cercare di affrontarne le cause.

Ma, al di là di queste considerazioni su cosa fare, questa è anche un’occasione assai importante per riflettere sul tema della Verità, perché è proprio quando la Verità viene ferita con così tanta veemenza che divengono evidenti le sofferenze che tale atto provoca al tessuto sociale.

Per chi ha intrapreso un percorso improntato ad una visione spirituale dell’esistenza questa è dunque l’occasione migliore per sviluppare un’attitudine volta a difendere le ragioni della Verità e, riassumendo quanto fin qui espresso, potremmo dire che a tal fine dovremo in primo luogo riconoscere la relatività delle verità che incontriamo nella nostra esistenza terrena, e che di conseguenza è necessario tenersi lontano da quanti hanno la presunzione di proporre in maniera apodittica verità assolute. In secondo luogo, è necessario riflettere sul fatto che, se vogliamo coltivare e difendere la Verità, dobbiamo altresì cacciare da noi i due sentimenti che più di altri sono i nemici (interiori ed esteriori) della Verità: la rabbia e la paura. La rabbia ci rende intolleranti verso le verità altrui, mentre la paura ci induce a credere nelle “verità” estreme e assolute, quelle che appunto non sono veritiere. Questi sentimenti ci portano anche ad essere incapaci di recepire i suggerimenti che, attraverso il nostro intuito, ci giungono dal piano spirituale.

Per aiutarci a cacciare rabbia, paura e incertezze, Aïvanhov ci ricorda il relativismo di concetti come Bene e Male, esortandoci a collegarci con un Principio di ordine superiore, che sovrasta Bene e Male, piegandoli al Suo servizio: in tal modo lo spiritualista riesce ad agire nel mondo con quel necessario distacco consapevole, agendo sempre come portatore di amore e saggezza, e manifestandosi con un nuovo modo di essere, come precursore di una nuova umanità.

Se nei nostri cuori e nelle nostre menti coltiveremo questa consapevolezza, potremo aiutare la Verità a risorgere: la Verità può infatti essere ferita, ma prima o poi, quale fenice che risorge dalle ceneri, rinasce, per rivelarsi in maniera inconfutabile.

Possiamo concludere queste brevi riflessioni con un pensiero di O. M. Aïvanhov, che ben riassume quanto abbiamo appena cercato di esprimere: «Se è così difficile dare una definizione della Verità, è perché essa non esiste in quanto tale: esistono soltanto la Saggezza e l’Amore. È il comportamento degli esseri a rivelare se essi sono nella Verità, non le teorie che presentano agli altri. Quanto a quelli che sostengono di cercare la Verità ma non l’hanno ancora trovata, essi devono comprendere che in realtà non hanno nulla da cercare: devono soltanto progredire, ogni giorno della loro vita, nell’Amore e nella Saggezza. Sono l’Amore e la Saggezza che conducono alla Verità. La Verità non la si può concepire indipendentemente dal cuore e dall’intelletto. Se essa fosse indipendente dall’attività del cuore e dell’intelletto, ciascuno dovrebbe scoprire la stessa Verità. Ebbene, le cose non stanno così: tutti – o quasi tutti – trovano una verità diversa. Soltanto coloro che posseggono l’amore e la saggezza scoprono la medesima Verità. Ecco perché, nonostante le loro diverse origini e culture, in fondo essi parlano la stessa lingua» (Pensiero di martedì 5 marzo 2019).

 

 

[1] A conferma di quanto appena detto, è interessante richiamare una citazione di Rudolf Steiner – che troviamo nell’articolo di Harrie Salman con il quale si apre la serie degli articoli di questo numero di Misli –  secondo cui, da un punto di vista esoterico, i batteri (e i virus) sono «i demoni della menzogna fisicamente incorporati» (cfr. La Saggezza dei Rosacroce, O.O. 99, conferenza del 30/5/1907) e possono quindi essere considerati la materializzazione delle menzogne della nostra civiltà materialistica.

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